Orte

Situata al centro della Valle del Tevere, su di un alta rupe tufacea, la cittadina di Orte è circondata a Nord e ad Est da un meandro del fiume Tevere.

La forma peculiare e compatta a pianta ellittica di questo grazioso abitato si adatta perfettamente alla struttura tufacea su cui è sorta.

 

Per la sua posizione all'incrocio delle strade che risalgono la valle del Tevere con la strada trasversale proveniente da Viterbo, Orte può essere considerato un importante fulcro stradale e ferroviario del Centro Italia.
I primi insediamenti ad Orte risalgono all’età paleolitica, di cui ci rimangono alcune tracce come oggetti di pietra, punte di frecce e asce.

Orte conobbe civiltà come gli Etruschi; ma è con i romani che Orte si svegliò a nuova vita; infatti divenne municipio e gli fu concesso il privilegio di un governo autonomo.

Sotto Augusto, la città rinacque anche in campo architettonico, infatti, proprio sotto Augusto, questa cittadina si abbellì di molte opere pubbliche, come ad esempio il noto acquedotto a nove archi che venne innalzato per soddisfare le esigenze idriche del paese; inoltre furono scavate numerose e immense grotte sulla rupe per adibirle a necropoli.

Successivamente per la sua posizione strategica Orte, subì le invasioni di svariate popolazioni come ad esempio Goti, Bizantini (Durante il loro dominio furono costruite le mura e le porte della città, successivamente ristrutturate da Papa Leone IV), Longobardi, da quest’ultimi si staccò nel VII secolo per entrare a far parte del patrimonio di San Pietro in Tuscia.

La città in tutta la sua storia non ebbe mai feudatari infatti fu uno dei primi a proclamarsi Comune.
Fra il XIII e il XV secolo Orte si risvegliò nel più pieno fervore artistico e culturale, tanto che, proprio in questo periodo storico venne innalzata la prima università e anche istituzioni ospedaliere e assistenziali, fondamentali non solo per la fede di buoni cristiani, ma anche per l’attività economica.

Nel X secolo grazie alle furiose lotte fra Guelfi e Ghibellini, Orte acquisì sempre un maggiore e marcato concetto della democrazia, che successivamente la definirà anche attraverso i secoli.
La città in questo periodo era divisa in otto contrade, che portavano tutte il nome del santo titolare della chiesa più importante e più venerata all’interno della stessa contrada; solo l’ottava si distaccava da tutto questo; infatti era denominata Capo Castello, in quanto in essa si ergeva la rocca di difesa dell’intera cittadina.

Alloggiavano la rocca all’inizio del XIII secolo i nobili scelti dal pontefice.

Questi signorotti governavano in maniera molto differente la città, alcuni lasciando spazio alle iniziative paesane senza vessare la popolazione, altri invece usavano il pugno di ferro governando con spiccata tirannia; fra quest’ultimi va ricordato Antonio Colonna salito al potere grazie alla protezione del Papa, ma alla sua morte, venne cacciato a furor di popolo dalla città, e la rocca rasa al suolo, impedendo cosi per sempre il possibile alloggio di qualche potenziale signorotto.

Nel XVI secolo sulle rovine della Rocca gli Alberti vollero costruire uno sfarzoso palazzo successivamente divenuto di proprietà dei Conti Manni.
Orte ai giorni nostri può regalarci la visione della sfarzosità e della magnificenza delle sue chiese; come ad esempio la Vecchia Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta che anticamente era considerato il monumento più grandioso della città prima della sua distruzione; venne edificata sopra i resti di un’antica Basilica Costantiniana; conservava la forma della Cattedrale di San Pietro, a Roma e si dice che venne innalzata da un progetto di Leoncini.

La parte centrale della facciata era ornata da un immagine della vergine che tiene fra le mani Suo Figlio; dopo la demolizione dell’edificio, l’immagine della Vergine col Bambino venne collocata sul muro esterno del palazzo vescovile, dove, la si può ammirare ai giorni nostri.

Quest’antica chiesa testimone di un passato religioso importante della zone, almeno fino al 1700, conservava al suo interno numerose e pregiate statuine raffiguranti Gesù risorto, Giovan Battista, San Lorenzo Martire e dei Santi Pietro e Paolo; queste preziose statuine che ornavano questo gioiello dell’architettura ora sono conservate al museo Diocesano.

Il passare dei decenni, le ingiurie del tempo e le accresciute esigenze della città, fecero sì che col passare degli anni, questa chiesa si distruggesse piano piano, fino ad arrivare ad un punto tale, in cui qualsiasi restauro sarebbe stato inutile; quindi si decise a malincuore di edificarne una nuova.

La nuova chiesa venne aperta ai fedeli il 9 Novembre 1721 e consacrata da Giovanni Francesco Tenderini, sotto il pontificato di Innocenzo XIII.
La facciata, come si presenta oggi, fu iniziata nel 1898 e inaugurata il primo settembre 1901.

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